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Chi sono

Paolo Calì, farmacista e vignaiolo a Vittoria

Sono cresciuto a Vittoria, in una famiglia legata a queste campagne da più di tre secoli. Da bambino aspettavo il pomeriggio per andare con mio padre tra i campi: tornavamo a casa con le scarpe piene di sabbia e molte storie da raccontare. Ho studiato e sono diventato farmacista, ma non ho mai smesso di pensare a quella terra. A un certo punto ho deciso di rimetterla al centro della mia vita.

Nel vecchio caseggiato di contrada Salmè abbiamo recuperato anche un palmento settecentesco. Mi piace che qui convivano tempi diversi: ciò che abbiamo ereditato, le vigne impiantate da noi e ogni nuova vendemmia che ci obbliga a rimettere tutto in discussione.

Non ho mai pensato che fare vino significasse ripetere una formula. Ho portato con me la curiosità del farmacista, ma ho imparato presto che la vigna non offre risposte identiche da un anno all’altro. Bisogna osservare, assaggiare, fare delle scelte e assumersene la responsabilità.

Paolo Calì con un calice di vinoPaolo Calì osserva un calice di vino rosso

Una storia fatta di scelte

La linea del tempo

SettecentoLa mia famiglia coltiva la terra di Vittoria, in contrada Salmè.

2001Pianto la prima vigna su un’antica duna di sabbia marina.

2003Arriva la prima vendemmia e prende forma Manene, dedicato a mio figlio Emanuele.

2005Il Cerasuolo di Vittoria ottiene la DOCG, la prima e ancora oggi l’unica della Sicilia.

2008Nasce Osa!, il mio Frappato vinificato in rosato.

2011Nasce il primo cru, Forfice.

2014Con Blues do una voce anche al Grillo, il mio bianco.

2018Nasce Mood, lo spumante rosato da Frappato con metodo ancestrale.

2020La ricerca sulle differenze tra le parcelle prende forma nei tre cru Pruvuletta, Forfice e Niscia.

Un filare di viti a spallieraGermogli di vite che spuntano dalla sabbiaUn grappolo maturo tra le fogliePaolo controlla la maturità dell’uvaUna cassetta piena di grappoli tra i filariUlivi e vigne sulla sabbia

Come lavoro

La selezione comincia in vigna

Quando ho iniziato, nel 2001, ho scelto di piantare solo vitigni autoctoni siciliani. Volevo capire che cosa potessero diventare il Frappato, il Nero d’Avola e il Grillo sulle nostre sabbie. In vigna seguo un’agricoltura biologica: si lavora molto con le mani, dalla potatura alla selezione dei grappoli. Non è un dettaglio romantico. È il modo più concreto che conosco per accorgermi per tempo di ciò di cui una pianta ha bisogno.

Nei filari non faccio soltanto controlli di maturazione. Durante l’anno interveniamo sulla chioma, sull’equilibrio della pianta e sul numero dei grappoli. Per le selezioni più importanti scartiamo ciò che non ha raggiunto la maturità che cerchiamo: preferisco portare in cantina meno uva e conoscerla meglio.

Come lavoro

In cantina

In cantina, con l’enologo Emiliano Falsini, cerco di non perdere quello che abbiamo costruito durante l’anno. Le fermentazioni iniziano senza l’aggiunta di lieviti selezionati e i vini non vengono filtrati. Questo non significa rinunciare alla tecnica o alle decisioni: significa usarle per accompagnare l’uva, non per farle dire qualcosa che non è. Per i vini di singola parcella scelgo vinificazioni e affinamenti pensati per interpretare ogni vendemmia.

L’ingresso della cantinaVasche d’acciaio in cantinaBotti di legnoUn antico torchio in ghisaIl cortile della cantina

La galleria

In vigna e in cantina